La Grecia è ovunque
Sopravvivenza drogata o estrema unzione? Gli Stati cercano di salvare il capitalismo attraverso la creazione di credito. Rischi ed effetti collaterali devono essere messi nel conto.
Tomasz Konicz
Tomasz Konicz
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Norbert Trenkle Weiterlesen »
Massimo Maggini
Secondo un malcostume purtroppo sempre più invalso anche nella sinistra radicale, e non solo in quella istituzionale che di questa prassi ha ormai fatto uno stile di vita, si usa ultimamente parlare e discettare di questioni e problematiche che hanno una certa eco senza sapere veramente di cosa si stia parlando. Weiterlesen »
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03/2005
per Norbert Trenkle
Nessun’altra delle pubblicazioni di Krisis ha avuto quanto il Manifesto contro il lavoro una tale risonanza anche fuori dai paesi di lingua tedesca. Il che significa anche che nessun’altra pubblicazione ha attirato così tante critiche. È interessante notare qui che sebbene esse rimandino a specifiche discussioni in seno alle varie sinistre di differenti paesi, c’è però qualcosa di palesemente comune in tutte queste critiche, al di là delle differenze: un fondamento comune, il quale appare così ovvio che nessuno ci fa più caso.
di Andreas Exner & Stephanie Grohmann
La folle strada della nostra “Civilizzazione”, incorniciata dalla distruzione dell’ambiente e dalle catastrofi sociali, è per molte persone motivo sufficiente per indagare a fondo sul loro proprio modo di vivere. Molti non si accontentano di affidarsi ad appelli politici, ora che diventano molto chiare le limitate possibilità della democrazia quando richiede la sicurezza di posti di lavoro, sempre meno disponibili, attraverso una rinnovata crescita economica. E troppo dolorosa è la consapevolezza che non possiamo più sfuggire alla legge della concorrenza e alla sofferenza per il freddo sociale. Che possibilità ci sono, dunque, per dar vita tutti insieme a qualcosa di interamente nuovo? Che cosa possiamo fare adesso di concretamente altro?
(INFOXOA Nr. 016, Roma 2003, www.infoxoa.org)
Per Luca Santini
Questo libello recentemente uscito presso l’editore Deriveapprodi consente al pubblico italiano di conoscere in modo chiaro ed esauriente le idee elaborate in circa vent’anni di attività dal collettivo di intellettuali tedeschi denominato Krisis.
da Massimo Maggini (30/5/03)
“…Il tramonto si compie insieme mediante il crollo del mondo improntato dalla metafisica e attraverso la devastazione della terra a cui la metafisica ha dato origine. Crollo e devastazione trovano il loro coronamento adeguato nel fatto che l’uomo della metafisica, l’animal rationale, è posto e fissato come l’animale che lavora (sott.mia) … All’umanità della metafisica, l’ancora nascosta verità dell’essere è negata. L’animale da lavoro è abbandonato alla vertigine delle sue produzioni, affinché da se stesso si distrugga e si annienti nella nullità del niente”
(M.Heidegger, Saggi e discorsi, Mursia 1976, pp.46-47)
Paolo Lago
Per svolgere questa breve “anatomia dell’Impero” vorrei partire da una mossa critica paradossale, cioè considerare il libro Impero di Michael Hardt e Antonio Negri (trad. it. Milano, 2002; Empire, Harvard University Press, 2000) alla stregua di un’opera letteraria. Tutti sappiamo che esistono delle norme che delimitano chiaramente la sfera della letteratura da quella della saggistica, la sfera del romanzo da quella del saggio critico. Ma queste norme non sono rigidissime né invalicabili: il genere ibrido del ‘romanzo-saggio’ lo dimostra in modo autorevole. Infatti, come ci suggerisce il critico letterario francese Gerard Genette, esistono due “regimi letterari” (in sostanza, due formae mentis per accostarsi all’oggetto letterario): un “regime costitutivo”, cioè chiuso, ed un “regime condizionale”, cioè aperto, revocabile. Attenendosi a questo secondo “regime” – continua Genette – ad esempio, anche un’opera come i Pensieri di Pascal può essere inclusa nella letteratura1. La mia mossa critica paradossale, perciò, nasce all’interno del “regime condizionale”: secondo quest’ultimo, anche Impero può essere considerato un’opera letteraria. So che questo assunto può apparire un po’ assurdo e, appunto, paradossale ma, ora e in seguito, mi sia concesso di attenermici.